mercoledì 1 giugno 2011

Cronaca di una vittoria annunciata (quasi cit.)

Roma, 29 giugno 2011.
Finale di Coppa Italia.
Io c’ero.
Con tanta tristezza nel cuore per aver dovuto salutare il mio fratello peloso ma certa che lui e il suo collare nerazzurro mi avrebbero portato fortuna.

Passato lo scoglio dell’incipit, sempre problematico, veniamo alla cronaca nuda e cruda.

Mise scelta, Fuera de la manada per felpa e t-shirt.



Vi faccio notare lo splendido dettaglio del logo in swarowski della felpa..




Mise che si trasformerà poi la sera con la maglia tamarra decorata dalle 4 toppe.



Jeans Jeckerson, ai piedi le mie fedelissime Nike nere e rosa.
Borsetta Prada, serie piattine in nylon, una sorta di furto legalizzato fatto borsa.
Make-up della palette Naked della UD, smalto blu in tinta con gli inserti della maglia da gara.

Partiamo dalla Freccia nerazzurra: idea geniale!
130 eurini, anziché 182, davvero ben spesi, anche se a Roma, anziché con le loro navette, ho viaggiato con mezzi propri (ok, erano del mio socio, ma è uguale!).

Vedete che se non ci mettete in mezzo Jakala le cose possono funzionare?

Appuntamento in Stazione Centrale alle 8:30.
Alle 8.35 ho già il mio biglietto personalizzatissimo in mano.










Faccio in tempo a buttare un occhio da Sephora (come Gold client non potevo esimermi!) e da Desigual che mi chiama il mio compagno di viaggio. Caffettino (per lui) pre-imbarco ed è già ora di recarsi al binario 14. Un cordone di sicurezza a controllare i documenti che manco a Cassandra Crossing quando il treno arriva a Basilea (era Basilea? O era Zurigo? Vabeh..era in Svizzera comunque..).

Ecco.
Forse ho un po’ di ansia.
E maledizione! Non ho portato lo Xanax!

Ore 10:05, si parte.
Ovviamente non potevo non beccarmi in carrozza quattro deficienti coi loro cori.
“A noi della Coppa Italia non ce ne frega un cazzo, bilan bilan vaffanculo!”.
D’accordo con la seconda parte, ma se della Coppa non te ne frega niente, cosa minchia sei venuto a rompermi i coglioni??
Non potevi stare a casa tua?
Nonostante i quattro scriteriati che avrei volentieri lasciato a Ponte Milvio riesco a dormire, finchè non vengo svegliata dall’addetto della Uvet.
Con calma olimpica, declamo il mio nome e lui, felice, se ne va mentre io mi riaddormento sulle note di questa canzone (per la cronaca, l'ho ballata al saggio di danza ottenendo un successone..)


Una cosa è certa: l’alta velocità non è fatta per ronfare. Sedili scomodissimi: il mio coccige e la cervicale ancora gridano vendetta.
La prossima volta, cuscinone gonfiabile e plaid chè con l’aria condizionata, specie al ritorno, faceva un freddo porco.

Arriviamo a Roma e mi separo dal gruppo chè a prelevarmi c’è il mio socio.
Pranzo nella splendida cornice della Limonaia di Villa Torlonia (si dice così, no?)



A proposito.
Vi segnalo le installazioni artistiche del Cracking Art group nel parco.
Unconditional surrender di Steward Johnson, interamente in alluminio, mi sembra la più adatta a descrivere l’evento.




Ma non potevo scegliere qualcosa di più concettuale?
No. E’ quella che mi è piaciuta di più e quindi ho scelto questa.
Sono una ragazza semplice..

Talmente semplice e sensibile che vedere tutti quei bambini in maglia giallozozza giocare a pallone nel parco mi ha provocato un attacco di lebbra..

L’ora dell’Olimpico era ormai giunta.
Dopo un pitstop mi cambio e, con la mia maglia ipertoppata che ha causato l’invidia e l’ammirazione di parecchie persone in Tevere, mi avvio verso lo stadio.
Appuntamento alle piscine del Coni con gli amici del blog.

Mi piace ricordare l’altra donna della trasferta, la mia amica Mini, anche lei in maglia toppata.
Non nomino i maschi perché sono femminista.
Menzione al cugino dell’amico Snis che, con l’estemporaneo servizio taxi Volaunaquilanelcielo4231, è riuscito a coprire, in auto, il tragitto Termini-Olimpico in 14 minuti riuscendo, nel contempo, a parlare male della roma, dei romanisti, del milan e di lotito e a consegnare Snis giusto in tempo per la partita.
Un record!

Ore 20.00.
Ognuno al suo posto.
Pronti a tifare.
Sorella Baderla dalla Tevere laterale, presente!
















E qui, si apre l’unica magagna della serata: quei geni della questura hanno pensato bene di creare un settore cuscinetto per evitare il contatto tra le due – pacifiche – tifoserie.
Peccato che il settore da loro chiuso fosse stato regolarmente venduto.
Così, gente sulle scale ovunque: il top della sicurezza, no?

Potevo forse esimermi dall’arringare la folla?
Il tipo dietro di me, made in roma al 1000% inizia a tessere le lodi di Castellazzi.
Non capisco perché, poi mi rendo conto che si tratta di un mantra di autoconvincimento quando se ne esce con un “a me tre portieri che se scaldano nun me piace, me sona male”.
Alzo gli occhi al cielo ma mi sento in dovere di tranquillizzarlo “No, guardi che è sempre così. E’ normale.”. “Davèro?” “Si fidi, c’ho l’abbonamento”.
Ci vuole poco a rasserenare un uomo..

E’ il momento del riscaldamento.
Al ritmo di Pazza Inter entrano i nostri.

Il Palermo entra accompagnato dalle note di.. Skull and Crossbones, OST di Pirati dei Caraibi.
Fatemi capire.
Questi non hanno manco un inno??
Oh, bello quel pezzo è bello, ma diamine! Uno sciuri sciuri remixato? Vitti ‘na crozza? Cazzo, zampa! Tira fuori due soldi e fattene scrivere uno.

Geniale l’idea di inquadrare le autorità durante l’esecuzione dell’inno da parte di Emma.. Fischi bipartisan assicurati.

Oramai manca poco al fischio di inizio..

La Nord
















Contro la curva di Hello Kitty
















Bimbi, che il cielo vi ascolti!!!
















Morganti la solita merda.
Degna chiusura di una carriera infame.
Emidio, non mi mancherai..

Devo dire che la gente sugli spalti si è comportata bene.
Poche cavolate, nel mio settore. Il primo vede, per una volta, era altrove..
Grande successo ottenuto anche dal retro della mia maglia: un paio di avventori hanno chiesto di fotografarla..

Ad un certo punto, il fuoriprogramma.
Cala lo striscione di Greenpeace.
Questi sono dei geni!!!! E si sono pure visti la partita da una posizione invidiabile, tra gli applausi dello stadio intero.
















Samuel Eto’o piazza due biglie che ho avuto la fortuna di vedere da Dio.






Tre occasioni, due gol. E li capisci la differenza tra una grande squadra e una squadra normale.
E tra Zanetti e gattuso..

Unico neo, la doverosa arringa al “Tutti a casa alè” sul 2-0.
CAZZO! PORTA SFIGA!
Ma voi non ascoltatemi…
Non ascoltatemi..

Poi segna Munoz e tutti a bestemmiare..
Se mi deste retta, certe cose non succederebbero..Stronzi!

Inizio a guardare con ansia il tabellone, a fare il countdown.
Quanto manca? 3 minuti.
180 secondi.
Più il recupero…
5 minuti???
6*5=30
300 secondi
300+180= 480 secondi di ansia.

Finchè non ci pensa El Principe a regalarci la tranquillità, facendoci gustare alla grande gli ultimi giri di lancette.



Triplice fischio e gioia incontenibile.

















Onore al merito al Palermo, che merita gli applausi di tutti.
Plauso in particolare a Delio Rossi che riceve un’ovazione quando viene inquadrato.

Ovviamente mi premuro di fare un bel suca rivolto verso la tribuna d’onore, tutto dedicato a zamparini
Ancora non sapevo delle sue dichiarazioni ma sono troppo avanti, lo sapete!
E per la cronaca. Che il cross di balzaretti fosse fuori lo avevamo visto perfino noi dalla parte opposta.
Mi chiedo ancora come emidio non sia riuscito a vederlo.
Oddio, visto come hanno ignorato il fallo sul Capitano un’idea ce l’avrei. Sono una complottista e me ne vanto!

Ma alla facciazza vostra e dello storico double (ahahahhahahaah) che è diventato un monoplete qualunque, la Coppa Italia è ancora nostra.
















Grazie ragazzi!

Io che festeggio



















E poi, di nuovo in marcia verso Termini.. In mezz’ora, con mezzi propri, riesco anche ad infilare un pit-cess-stop e uno spuntino. Al mio arrivo a Termini, i miei compagni di viaggio sono ancora bloccati in piazzale della Farnesina.
Certo che nemmeno un bar aperto mi pare una minchiata galattica.. Mi sarei sbafata volentieri un wurstel e crauti con senape.
Assolutamente tranquilla l’atmosfera. Incrocio parecchi tifosi del palermo ma non accade nulla al di là del sentirci dare dei ladri mentre ci avviamo tutti al treno (col solito cordone stile Cassandra Crossing).
Sono talmente contenta che evito anche di alzare il dito medio in segno di saluto..

E si riparte, con un freddo porco e sedili scomodissimi.
Arriviamo a Milano alle 5 del mattino e fruisco gentilmente del servizio scorte da parte del mio compagno di viaggio.
Ultima tappa, l’edicola zozzonera sotto casa per comprare la gazza (eccezione alla regola ndr).
E poi, a nanna..

Ho sognato Billy che era contento, come quando cantavo “Salutate la capolista” e lui batteva la coda a tempo.
Non può essere un caso.
Proprio no.