domenica 22 aprile 2012

Delitto e castigo


Io vi osservo.
Sappiatelo.
E non dimentico.

To be continued..

Questo è solo il trailer del mio prossimo post, rimpiazzato in questo preciso momento dalla voglia di scrivere dopo i fatti di Genova ma sappiatelo: TBC.

No, non sto parlando di QUEI fatti.
Li le forze dell'ordine mostrarono tutta la loro solerzia.
Qui sto parlando dell'impunita sceneggiata - fin troppo veritiera - messa in piedi dai tifosi del genoa, sullo 0-4 per il siena.

Partita interrotta per lancio di fumogeni, giocatori minacciati.
"Levatevi la maglia perchè non siete degni".. E questi SE LA TOLGONO!!!

Ma dico, ci rendiamo conto?
Per una volta, mi tocca quasi apprezzare sculli che non si piega al diktat di questi esseri.

A una settimana nemmeno dalla morte di Morosini, dai minuti di silenzio, dalle sciarpe lanciate ecco che il nostro calcio mostra la sua vera faccia.

E mi vengono in mente alcune riflessioni.
Spicciole, sia chiaro.
Non voglio scrivere trattati di sociologia perchè non ne sono in grado.
Qualche domanda, però, da frequentatrice abituale degli stadi ancorchè in altri settori me la pongo.

Primo.
Come cazzo hanno fatto ad entrare i fumogeni?
Voglio dire.. A ME, puntualmente, fanno aprire la borsa, controllano il contenuto (dall'esterno che se ci provano a metterci le mani chiamo il mio avvocato in meno di due secondi).. All'Olimpico, per la finale di coppa italia, mi hanno fatto lasciare all'ingresso la bottiglietta dell'acqua che avevo nello zainetto. Di cosa avevano paura?
Che la lanciassi in campo?
Come no! Con quello che costa bere dentro allo stadio, l'acqua me la tengo ben stretta, altrochè!

Ma non divaghiamo..
Dicevamo, i fumogeni non sono propriamente piccoli.
Come diamine fanno ad entrare?
Signora polizia?
Non è che a me stracciate le ovaie all'inverosimile ogni santa volta mentre - per evitare grane - con altri tifosi siete più.. Come dire.. Morbidi?
Così eh, mi viene da chiedere..

E questa è solo la punta dell'iceberg.

Il problema vero è che, oramai, questa gente è la vera padrona del calcio.
Gente che vive, evidentemente, il tifo come una sorta di delirio di onnipotenza.
Gente che si può permettere qualsiasi cosa anche, diciamolo eh!, con la compiacenza di alcune società che non lesinano biglietti, anche in occasioni particolari, per garantirsi il tifo.

Peccato che, così facendo, si allontanino gli altri tifosi.
Quelli che, numericamente, sono di più.
E potrebbero (ma guarda!) portare un apporto economico maggiore da introiti extra calcistici.



Ecco.
Guardate i bambini a destra.
A voi sta roba pare normale?
Degna di un paese che, per anni, si è autodefinito quello del "campionato più bello del mondo"?

Certo, mi si dirà, "gli ultrà vanno in trasferta".
Orbene, gonzo, ci andrei anche io se non ci fossero loro.
Che tradotto in soldoni significa "tengo alla pelle".

Se a casa mia ho rischiato la vita, figuriamoci in territorio nemico.

E per favore, non venitemi a parlare di taluni valori medievali (medievali, appunto! Siamo nel 2012, vediamo di evolverci) che contraddistinguerebbero questi gruppi.
Che, rituali per rituali, valori (?) per valori, ci possiamo tranquillamente mettere come paragone la mafia.

Io ho una concezione epica del tifo, pur non lanciando bombe carta, non accendendo fumogeni e sputando le corde vocali ogni domenica, rischiando la polmonite praticamente ogni inverno.
Quindi, lezioni di tifo non ne accetto.
Da nessuno.
Al massimo, posso darle.
A pagamento, naturalmente.

Ovviamente la solita dichiarazione di abete "questi non sono tifosi".
Per la serie "isoliamo il bubbone", facciamo che sia altro dal calcio.
Nossignori.
Questi sono tifosi.
I tifosi che per anni hanno fatto comodo alle società e ai politici.
Guarda caso, se pesto qualcuno per strada ho ottime possibilità di finire in galera.
Se lo faccio allo stadio, sono una vittima della società che deve essere capita e perdonata.

E poi.. No alle misure restrittive.
'N zia mai!
Siamo una democrazia, bisogna garantire i diritti costituzionali di tutti.

E il MIO diritto costituzionale di cittadina che paga le tasse fino all'ultimo centesimo per mantenere VOI, politicanti dei miei stivali, di vedermi una partita in santa pace?
Con quello vi ci siete puliti il culo?
Noi persone normali no.
Non contiamo nulla.

Dobbiamo arrivare ad una tragedia come quella di Hillsborough per fare qualcosa?
Anche se poi penso che l'Italia è il paese delle mille leggi mai applicate.
Penso, banalmente, ad Inter-napoli dove - al prefiltraggio - non mi hanno controllato la tessera.
Avessi esibito la Fidaty sarebbe stato uguale..

Ma torniamo all'esempio inglese che applicherei non dico pedissequamente ma quasi.
Almeno per iniziare.

Guarda caso, da quando sono state applicate queste nuove normative, il pubblico è tornato sugli spalti.


La tragedia di Hillsborough, dicevamo, diede il la al Taylor Report, un'indagine-ricerca che contiene tutta una serie di suggerimenti e raccomandazioni necessarie per contrastare la violenza dei tifosi.

La ricetta inglese per riportare la gente negli stadi è passata, in primis, attraverso la completa ristrutturazione degli impianti con la eliminazione delle barriere tra il campo di gioco e la tribuna, seggiolini in tutti i settori con l'obbligo di stare seduti, capienza di almeno 20mila posti e possibilmente dotati di box privati, uso di telecamere a circuito chiuso.
Non meno importante è stata la responsabilizzazione delle società a cui è stata affidata la sorveglianza all'interno degli impianti attraverso la presenza di stewards privati (pagati dai club) in collegamento via radio con la polizia presente solo all'esterno degli impianti. Altro che i nostri volontari che si vestono di giallo per vedersi gratis la partita. Con tutto il rispetto, ma questi signori, dello steward, hanno solo la pettorina.

Aggiungiamo la creazione di una squadra speciale di sorveglianza nazionale anti-hooligans: la National Football Intelligence Unit costituita da Scotland Yard nel 1989. Un agente è affidato a ognuna delle 92 società professionistiche e si occupa – viaggiando sempre al seguito della tifoseria - della schedatura dei tifosi violenti e di azioni di infiltrazione. Con questo sistema è stato possibile schedare, in un'apposita banca dati, circa settemila tifosi.
Non ultimo, in Inghilterra è in vigore da anni il sistema "Crimistoppers" (in dieci anni ha permesso la cattura di oltre 15mila ultras) ideato da un gruppo di privati: esiste un numero verde a cui si può telefonare (media di circa 200 al giorno) per segnalare episodi, persone sospette e/o situazioni pericolose. Le denunce sono rigorosamente anonime così come la ricompensa ai cittadini che permettono la cattura degli eventuali teppisti.

Dal lato puramente normativo abbiamo:
a) lo Sporting Event Act (1985) vieta l'introduzione degli alcoolici negli stadi. Si, ma questo la vieta davvero.
b) il Pubblic Order Act (1986) indica come reato il comportarsi alle partite in modo "allarmante", anche se non violento, concedendo ai magistrati il potere di impedire l'accesso negli stadi a singoli tifosi "violenti" che devono presentarsi ai rispettivi comandi di polizia in occasione delle partite;
c) ll Football Offences Act (1991) permette alla polizia di arrestare e far processare per direttissima i tifosi anche solo per violenza verbale (linguaggio osceno e cori razzisti).

Misure, queste, che il governo Blair, nell'impossibilità di un'applicazione in occasione delle trasferte all'estero dei tifosi, ha ben supportato con l'approvazione del Football Disorder Act. Questa legge conferisce poteri enormi a Scotland Yard che può sequestrare il passaporto di un sospetto appena cinque giorni prima di una gara che si disputi all'estero.

Pensate alle reazioni dei nostri politici alla flagranza differita e immaginate cosa direbbero di fronte ad un impianto normativo come questo..

Pensate, anche, alle sceneggiate dei tifosi del napoli per essere stati sbattuti fuori da Stamford Bridge per non avere rispettato le regole.
E alla bonaria comprensione della nostra stampa.
Già il titolo dell'articolo è vomitevole per la serie "Non ti piace la legge? Arrabattati a trovare l'inganno" ma il resto è anche peggio.
In Inghilterra i settori sono divisi.
Se provi ad entrare lo fai a tuo rischio e pericolo.
E se ti sbattono fuori sono cazzi tuoi.

Se provi ad alzarti e lo steward ti defenestra sono cazzi tuoi.
Se alzi la voce, sono cazzi tuoi.
Se ti siedi in un posto che non è il tuo sono cazzi tuoi.
Perchè le leggi ci sono e si rispettano.

Ah, poi.. Più partite vedi, più possibilità hai di avere i biglietti per le partite che contano.
Altro che jakala..

E' così difficile sognare degli stadi così anche in Italia?
Stadi dove si va a tifare, a vedere la partita, a divertirsi?
E perchè no, pure ad incazzarsi.
Ma una incazzatura sana, data dalla passione.
Non dal vedere la tua squadra ostaggio di quattro stronzi.

Invece da noi si parla, si discute, ci si indigna..
E alla fine, non si fa mai una beata minchia.

Io non amo la stampa inglese, specie quella popolare.
Forse perchè segue gli stessi principi della PI italiana: scrivere caterve di minchiate per riempire le pagine.

Devo dire, però, che nel caso degli hooligan, la stampa ha svolto e svolge un ruolo molto importante con la  gogna mediatica che sistematicamente svergogna gli hooligans (altro che le interviste alla mamma "è un bravo ragazzo, tanto affettuoso").
La stampa britannica, con il supporto degli stessi club e dei privati che spesso forniscono foto, filmati e indicazioni, è usa additare sui tabloid i violenti che trasformano in gazzarra le manifestazioni sportive.
E non è fare la spia.
E' senso civico.

E' la testimonianza del fatto che si è voluto incidere culturalmente su quelli che i commentatori e gli "addetti ai lavori", con troppa superficialità, indicano come fenomeni di massa, con ciò comprendendo una ineluttabilità che l'esempio inglese dimostra non avere alcun senso.


Ci vogliamo svegliare?