mercoledì 14 marzo 2012

Di Eliminazioni, Daspi ed altri sinonimi

Ieri sera, va in onda quello che è – molto probabilmente – l’ultimo atto di sette anni magnifici.

Ma che, probabilmente, non sarà l’ultimo atto del tifosame che infetta san siro, a partire dalla piccola scolopendra motivo e genesi dell’Inter club Erode.

Voglio girare coi Daspo in tasca e distribuirli come si da via il pane.
Ieri sera, tipici occasionali dietro di me, di bambino dotati.
Pòra gioia, un destino già segnato.

Ora, ragazzi.
Ieri sera avevamo un gran bisogno dell’Altissimo, affinchè buttasse un occhio benevolo.
Non mi sembra una grande scelta tattica continuare a nominarlo invano, no?
Chiaro che poi si incazza.

Per non parlare degli insulti ai nostri.
A tutti.
Indistintamente.

Questi sono l’ennesima prova che la Playstation ha rovinato generazioni di tifosi.
Arriva un passaggio a Maicon.
Uno spiovente da mettere a terra, difficile da controllare.
Commento “Dalla via di prima”.
Ma di prima che?

DI PRIMA CHE?

Cazzo siamo, a Holly e Benji?

Passi il “metti Cambiasso” (si, magari tipo all’85 così fisicamente se la gioca alla pari).
Passi meno lo “spezzagli le ginocchia almeno torna a casa in sedia a rotelle”.
Non passi proprio il voler lanciare le banane al portiere del marsiglia.

Quando poi hanno urlato al povero Yuto “spero che buttino un’altra bomba atomica nel tuo paese di merda” stavo davvero per prenderli a borsettate. E voi non sapete quanto può pesare la MIA borsa. Specie con dentro il beauty di emergenza.

Indegni.

Questo dovete fare.



Se ne siete capaci...

Io voglio distribuire Daspo.

Non è questione di patenti di interismo o che.

Ma Santiddio! Non si può venire allo stadio e vomitare solo insulti sui nostri per 90 minuti.
Non è perchè “ho pagato quindi faccio quello che voglio” che si giustifica un simile comportamento.
Come dico sempre, il vaffanculo ex.post è legittimo (e Chivu ne sa qualcosa) ma l’insulto e il fischio ex ante, a prescindere no.





In nessun caso.

Se hai dei problemi, vai dallo psicologo. Non venire allo stadio a fare le ovaie a fette a me.
Grazie.
La Direzione.

Comunque, alla fine del primo tempo ho cambiato posto.
Altrimenti sarebbero davvero volate le manate in faccia ieri.

E veniamo ai ragazzi.

Ce l’hanno messa tutta ma non è bastato.

Avessimo avuto il culo cosmico che contraddistingue la squadra sbagliata di Milano – ribattezzato dalle PI “mentalità europea” - saremmo passati (magari con un Webb al posto di proença).

A questo proposito, udite udite, come ci fa notare la mia amica Cri, il Pazzo NON si tromba le mogli degli arbitri internazionali.

Che, infatti, i falli glieli fischiano.

Quindi, anche voi fanciulli che ve la prendete col Pazzo, meditate.

Così come dovrebbero meditare quelli che “è colpa di Ranocchia”. Ieri non c’era, ma abbiamo visto un buco che dovrebbe farvi riflettere.

Chi deve davvero riflettere è la società

Siamo arrivati alla fine di un ciclo meraviglioso.
Il post di addio e ringraziamenti, però, lo scriverò solo a fine campionato.
Quindi, rimettete via i fazzoletti.

Chi deve riflettere davvero, dicevo, è il Presidente.
E capire che con questa gente a dirigere, TUTTA questa gente, non si va da nessuna parte.
Il fpf non è taglio dei costi. Non solo quello.
E’ – DEVE ESSERE – un incentivo a sfruttare di più e meglio le proprie risorse. Non a cedere gli asset.
Perchè senza i campioni non si vince.
E la squadra si svaluta.
Altrimenti, anzichè un ex dg di banca (banca, poi!) bastava prendere il ragioner quagliarulo.

Ma cosa vuoi aspettarti da uno che si concia così?



Capisce un cazzo di abbigliamento, vuoi che capisca di calcio?

Si deve ripartire dalle basi per costruire un futuro.
E il futuro non può prevedere, come fondamenta, il Cuchu, Deki e il Capitano.
Li amo, li adoro ma si DEVE prescindere da loro.

Ripartiamo dai giovani. Ma seriamente.
Un progetto VERO.
Non l'arsenal, sia chiaro.
Non le minchiate propinateci in questi due anni, Massimo.

Per ripartire servono fiducia e passione, oltre a persone competenti in OGNI casella.

E servono tifosi appassionati, pronti a tifare SEMPRE.

Nella buona e nella cattiva sorte.

Quindi, datemi i Daspo che - almeno al tifo - ci penso io.